Cenni storici

Il trullo del Vescovo

Gli eventi storici  di Alberobello risalgono alla seconda metà del XVI secolo, quando feudo, fu donato dal re di Napoli, Ferrante, ai Conti Acquaviva, molto probabilmente per le vittorie riportate nelle crociate.

Le prime notizie documentate dell’esistenza del feudo compaiono in alcuni diplomi di donazione  del 1272, nei quali si legge  la denominazione  “SELVA”. Infatti, il Conte Andrea Acquaviva chiamò il feudo “ SYLVA AUT NEMUS ARBORIS BELLI “.

Il conte richiamò, dai villaggi vicini, dei contadini affinché curassero quei terreni, autorizzandoli, ad erigere dei rifugi a secco che potessero essere diruti in caso di ispezione regia  e, passato il pericolo, ripristinati. Ciò perchè la nascita di un nuovo agglomerato urbano, esigeva  il pagamento del tributo, “ PRAMMATICA DE BARONIBUS”, alla corte di Spagna.

Nel 1626 la Selva passò sotto il dominio del conte Gian Girolamo II Acquaviva  detto:

“ Il Guercio di Puglia”, a causa di un difetto  visivo. Costui curò molto il paese, anche se non fu    molto amato perché crudele. Fece erigere, una beccheria, una taverna ed una piccola cappella dedicata ai SS. Medici Cosma e Damiano, diventati poi Patroni di Alberobello e che oggi come allora, si venerano il 27 di settembre,  con immensa partecipazione di devoti.  I Selvesi,  tuttavia, erano molto stanchi dei soprusi perpetrati loro dai vari conti succedutisi  fino al 1797, anno in cui   giunse a Taranto  il re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone. Si narra che approfittando della venuta del Sovrano, una delegazione del villaggio si recò da lui per  chiedere la liberazione della Selva dal dominio feudale. Il re  promise loro che avrebbe provveduto in tal senso con l’emanazione di un editto che giunse subito dopo : il 27 maggio 1797.

Per festeggiare l’avvenimento, fu posta la  pietra  della prima casa eretta  con calce e malta, di fronte al palazzo dei conti Acquaviva. Essa fu  denominata “Casa d’Amore”, dal nome del proprietario, e sulla porta fu incisa la seguente frase : “ Ex autoritate regia, hoc primum erectum  A.D. 1797”.

I Rioni : “ Monti ed Aia Piccola”, sono monumento nazionale sin dal 1910. L’ultimo prestigioso riconoscimento alla “Città dei Trulli” risale al 5 dicembre 1996 data nella quale la Conferenza intergovernativa, riunita a Merida, in Messico, nell’ambito della 20^ Sessione del Comitato Mondiale UNESCO, ha dichiarato i trulli di Alberobello, riuniti in un agglomerato urbano, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, decretando l’inserimento della città nella  WORLD HERITAGE LIST, con le  seguenti motivazioni: “Eccezionale tipologia, continuità abitativa, sopravvivenza di una cultura costruttiva di origine preistorica …”

Il territorio alberobellese, ha una modesta estensione appena 4.031 ettari.

L’azione delle acque ha scavato, ricostruito e demolito forme carsiche superficiali e sotterranee ( inghiottitoi, caverne, grotte, ). Le cause di tali fenomeni  sono da attribuire alla natura  del suolo calcareo, reso solubile dalle acque carbonicate.

La parola  trullo deriva  dal greco “ torùllos “che significa cupola.

La cittadina di Alberobello, si trova al centro dell’area murgiana  del Sud-Est barese a pochi chilometri dal mare e a poche decine di chilometri dal Salento e dal Gargano.